Meta-: tra sperimentazione elettroacustica e paesaggio sonoro

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Meta- è il progetto performativo e musicale di Simone Giudice e Luigi Calfa. Entrambi i musicisti sono originari di Lamezia Terme e hanno condiviso le prime attività artistiche tra club, eventi e studi superiori in Conservatorio. Con Meta-, i due sono approdati a un sodalizio artistico e a una comune visione estetica e tecnica, improntata da un lato alla ricerca sullo spazio sonoro e dall’altro alla sperimentazione elettronica. 

Il duo ha all’attivo l’EP Ambienti vol.I, inciso su vinile da Kabalion Records nel 2016, e la live performance Nova, eseguita per la prima volta presso il Centro di Ricerca per le Arti Contemporanee (CRAC). La loro ricerca parte inizialmente dalla sperimentazione elettroacustica classica, dipanandosi poi in una variegata serie di stimoli e influenze che richiamano la produzione ambient contemporanea, così come la techno sperimentale dei primi anni Novanta.

Influenze a parte, la cosa che rende la produzione del duo realmente originale è la volontà di dar vita a uno spazio d’ascolto polidimensionale. Ascoltando Meta- si è continuamente proiettati tra paesaggi sonori differenti, in una sorta di perpetuo ma fluido spostamento tra i linguaggi musicali e le textures sintetiche.

Ciao Meta-! Parlateci di voi: da dove venite e come vi siete conosciuti?

Ciao, veniamo entrambi da Lamezia Terme, città del Sud Italia. Ci siamo conosciuti nella stessa città solo qualche anno fa: io (Simone Giudice) ho iniziato come DJ nei club e stavo per iniziare il mio percorso di studio in Conservatorio; io (Luigi Calfa) in quel periodo avevo finito da poco il Conservatorio e seguivo un progetto chiamato Years without days, prevalentemente basato sull’interazione tra cantautorato ed elettronica.

Live di Meta- al Festival di Ricerca per le Arti Contemporanee (FRAC) – 2015.

Come e perché avete deciso di imbarcarvi in uno studio accademico presso un Conservatorio?

LC: Per me il Conservatorio è stato il primo vero percorso accademico inerente al mondo della musica, studiando però Pianoforte e Composizione. Successivamente ho iniziato a studiare Musicologia all’università di Bologna, per poi laurearmi in Sound Engineering e Music Industry al SAE Institute di Milano.

SG: Io, invece, ho prima seguito un corso di Sound Engineering presso la Fonoprint di Bologna, per poi iscrivermi al corso di Composizione Elettroacustica presso il Conservatorio Santa Cecilia di Roma.  Quest’ultima scelta è stata motivata dal desiderio di acquisire gli strumenti tecnici e ideativi per tradurre chiaramente le mie idee in musica, senza dipendere da nessuno strumento particolare se non la mia volontà.

Cosa vi ha portato a lavorare insieme?

La sinergia tra di noi è nata davvero fin dal primo incontro. Da quel momento non abbiamo fatto altro che parlare delle visioni che avevamo in comune, ognuno con il suo background personale. Con il tempo abbiamo iniziato a ragionare sul nostro lavoro in modo diverso, ci siamo spostati da un’ottica individualista a una più unitaria. In quel momento è nato il progetto Meta-.

Meta- in occasione della presentazione di Nova – 2016.

Che cos’è Meta-? Parlateci un po’ del progetto…

Il nostro periodo di sperimentazione a quattro mani è iniziato nel 2014, anno in cui abbiamo cominciato a proporci sia come performer che come compositori. Come suggerisce il prefisso, Meta- è contemporaneamente un progetto di evoluzione personale e musicale, con il quale portiamo avanti e “oltre” la nostra ricerca artistica e la nostra visione estetica. In quest’ottica, non ci dedichiamo soltanto a fare musica, ma ampliamo il nostro lavoro anche al mondo delle arti visive ed installative.

Cosa c’è dietro la vostra prima release discografica, “Ambienti Vol.I”?

“Ambienti Vol.I” è per noi un titolo che racchiude in sè un concetto che va ben oltre quello della release discografica. Concepiamo infatti il disco come uno spazio tridimensionale nel quale l’ascoltatore è al centro dell’azione. In tal senso l’attività di ascolto si trasforma, nella nostra intenzione, da evento statico, ad evento dinamico, in linea con i processi dell’acustica ambientale.

Come descrivereste le vostre performance live (e in particolare Nova) a qualcuno che non le ha mai viste?

La finalità delle nostre performance è di trasportare l’ascoltatore (e noi stessi) in un ambiente che sia oltre l’ambiente fisico immediatamente percepibile. Il live ci dà in questo senso una possibilità in più rispetto al lavoro di registrazione. Grazie alla componente visuale siamo in grado di immergerci totalmente in uno spazio illusorio nel quale l’ascoltatore partecipa sia uditivamente che visamente alla performance. L’ascoltatore deve trovarsi, come per magia, in una nebbia della percezione, una nebbia amniotica. Per realizzare la nostra visione, utilizziamo proiettori sincronizzati con la musica che disegnano geometrie minimali attraverso banchi leggerissimi di fumo acromato.

Per concludere: quali sono le vostre principali influenze musicali? Lasciateci con qualche ascolto…

Premesso che ascoltiamo e ci facciamo ispirare da qualsiasi cosa (rumori ambientali compresi), le nostre più grandi fonti di ispirazione sono Tim Hecker, Vladislav Delay e Loscil per quanto riguarda l’Ambient, così come i grandi nomi della Warp Records (Autechre in primis).

Tim Hecker – The Ravedeath: https://www.youtube.com/watch?v=1NkZVWXK5jM

Vladislav Delay – Anima: https://www.youtube.com/watch?v=FGP92H6b3So

Loscil – Submers: https://www.youtube.com/watch?v=7bGIOVtlS98

Autechre – Amber: https://www.youtube.com/watch?v=Zzl2mzg5Lps

A cura di Luca Leonardo Sisto per la rubrica Spazio ai Creativi.

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Simone Giudice , sound designer ,electroacoustic composer, student at the Conservatory “Santa Cecilia” of Rome, and member of the project Meta

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Luca Leonardo Sisto

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