Lucrezia de Fazio: l’arte alle tre del mattino

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Ad una settimana dall’inaugurazione della mostra Aurore curata da Cultrise – in corso presso  The Popping Club dall’8 al 25 giugno 2017  – abbiamo deciso di scambiare qualche chiacchiera con una delle sue protagoniste creative, Lucrezia de Fazio, autrice della video-installazione intitolata When it’s three in the morning.

Varcando la soglia del suo studio, si ha immediatamente l’impressione di tuffarsi in una dimensione intima e avvolgente: sparsi, come appunti scritti in preda ad una frenesia incontrollabile, stanno i suoi disegni, le fotografie, gli schizzi. Alla vigilia di Sketchbook, la sua prima mostra personale che, proprio come un diario, accoglierà le testimonianze frammentarie della sua esperienza artistica, Lucrezia ci ha raccontato i momenti più significativi del suo percorso creativo.

Tra pochi giorni inauguri la tua prima esposizione personale a Milano. Quali sono le tappe fondamentali che ti hanno permesso di arrivare fin qui?

Il mio percorso è cominciato alla Rome University of Fine Arts: qui, per tre anni, ho studiato scultura, acquisendo una preparazione piuttosto tradizionale. La svolta è arrivata quando ho deciso di proseguire la mia formazione a Londra, iscrivendomi al master in fotografia presso la Central Saint Martins. Questa esperienza ha cambiato radicalmente il mio lavoro sul piano della forma e dei contenuti, rivoluzionando il mio approccio alla ricerca e alla rappresentazione. Recentemente sono tornata a Roma dove ho conosciuto i ragazzi di Cultrise che mi hanno invitata a partecipare alla loro mostra. Da allora diversi eventi si sono susseguiti vorticosamente: sono tornata a Londra per portare a termine il mio progetto finale per il Master e, parallelamente, ho iniziato a contribuire attivamente alla nascita di Aurore.

Lucrezia de Fazio – Conceptual fuck II, 2015, video sculture, suono, inchiostro su carta.

Come nascono, di solito, i tuoi progetti?

Personalmente, descriverei il mio approccio al lavoro come «rizomatico». Non c’è una scaletta, un piano preventivato e rigido che condizioni, fin dall’inizio, il mio progetto. Tendo, piuttosto, ad assecondare le imprevedibili evoluzioni che si dispiegano a partire dalla mia idea iniziale. Uno dei fattori che più incide sui miei progetti è lo spazio. Ad esempio, la video-installazione che ho curato per Aurore – When it’s three in the morning – è un’opera indissociabile dallo spazio labirintico in cui è calata. Parte di quest’opera componeva l’installazione omonima che ho presentato a Londra per il Degree Show: in questa cornice, gli schermi video erano posti su parete, mantenendo i cavi a vista e facendo gravitare, intorno ad essi, delle proiezioni di mani. Nonostante gli elementi comuni, si ha complessivamente l’impressione che le due opere siano irriducibili proprio per la diversa modalità di interazione che instaurano con lo spazio. La mia ricerca continua e si declina in maniera diversa a seconda di spazi differenti, come accadrà anche a Milano per Sketchbook. C’è un filo, però, che corre attraverso le mie opere al di là della loro evidente eterogeneità.

Lucrezia de Fazio – When It’s Three in the Morning, 2017, video installazione, schermi e suono.

Il tema della corporeità ha conosciuto efficaci declinazioni tanto nell’ambito della scultura quanto nella sfera della video-arte. In che modo la tua sperimentazione artistica si rapporta a tale istanza?

La questione della corporeità è stata sempre presente nella mia ricerca, dapprima esplicitamente attraverso il body-painting, poi in modalità via via più sottile come raccontano i lavori più recenti. Nell’opera che ho presentato ad Aurore e in quella che mi appresto ad esporre a Milano, le parti del corpo si trovano ad essere smembrate ed estrapolate dal loro contesto abituale per rivestirsi di nuovi ed inediti significati. Questa trasfigurazione passa attraverso un doppio processo di frammentazione e serializzazione del frammento che, come un mantra, permette al dato originario di raggiungere una nuova conformazione. Si tratta di un processo in parte assimilabile ad alcune sperimentazioni compiute dagli esponenti della corrente del Post-human, come Matthew Barney che, ad esempio, mirava a scomporre le forme organiche per poi restituirne una configurazione assolutamente nuova.

Per raccontare la corporeità hai scelto di utilizzare un supporto particolare come la video-installazione che tocca, apparentemente, solo lo sguardo. In che maniera l’osservatore si trova ad essere sollecitato dalle tue installazioni?

Attraverso la frammentazione del corpo, le mie opere mirano ad indurre nello spettatore una sorta di disorientamento sensoriale: addentrandosi all’interno dell’installazione, le percezioni del pubblico iniziano a confondersi e, con esse, i sensi che le dovrebbero amministrare. Non è più possibile stabilire con precisione se siano le orecchie ad ascoltare e gli occhi a vedere o se non sia, piuttosto, il contrario. In When it’s three in the morning, ad esempio, l’audio era il protagonista inapparente dell’intera opera, sebbene fosse molto difficile captarne l’importanza. Ecco perché, per essere apprezzata a pieno, un’installazione meriterebbe di essere percorsa più di una volta. Reiterando la fruizione è possibile, infatti, scoprire molti dettagli inapparenti che, tuttavia, sono centrali nell’economia dell’opera.

Lucrezia de Fazio – When it’s three in the morning, 2017, video-installazione, schermi e suono, Aurore.

Attraverso la corporeità si prosegue sino agli abissi della coscienza. L’esigenza di raccontare la propria vita interiore sembra essere il tema principe della mostra che inaugurerai a Milano il 22 giugno presso The Lone T Art Space. In che senso Sketchbook rappresenta un diario dell’intimità?

Il disegno, per me, è la base di ogni cosa. Quando parlo di disegno, parlo anche di scrittura. Il disegno è qualsiasi cosa preveda l’uso di penna, inchiostro e foglio bianco. Ogni opera d’arte nasce dall’apertura di un quaderno e dall’impressione di una traccia su una superficie. Lo Sketchbook è il luogo mutevole di un’iscrizione: può essere il foglio, l’agenda universitaria, il diario dove annoto i sogni, il quaderno che porto in viaggio, persino il mio cellulare dove ora ho scoperto una funzione che mi permette di disegnare ovunque mi trovi. A Milano, sarà il corpo a farsi luogo di un’iscrizione, di una scrittura intima che, attraverso il percorso della mostra, andrà sempre più a complicarsi e ripiegarsi emotivamente su se stessa per arrivare, infine, a sfiorare il nucleo dell’inconscio, di quell’Altro con il quale la mia scrittura e le mie opere dialogano perennemente.

Lucrezia de Fazio – Sketch in studio.

Come ci si sente alla vigilia della prima mostra personale?

Questa mostra è una piccola grande avventura che ho intrapreso con il sostegno di Claudia d’Oncieu, amica e curatrice dell’esposizione. Ora che siamo ad un passo da questo primo traguardo, entrambe ci sentiamo in preda ad un misto di emozione ed agitazione. E’ particolare il fatto che non sia Roma ad ospitare la mia prima mostra personale. Milano costituisce una sorta di territorio neutrale per me: trovo entusiasmante l’idea di rivolgermi ad un pubblico del tutto nuovo e sconosciuto che, sebbene meno familiare del pubblico romano, mi ispira, al momento, una certa tranquillità e fiducia. Sketchbook è il risultato del dialogo incessante e degli infiniti confronti che hanno nutrito la cooperazione tra me e Claudia: il semplice fatto di essere arrivate con le nostre forze fin qui non potrebbe renderci più orgogliose e piene di fiducia da investire nell’avvenire.

La mostra personale di Lucrezia, Sketchbook, sarà aperta al pubblico a partire dal 22 giugno fino al 29 luglio 2017 presso The Lone T Art Space, situato in via Senato 24, a Milano. La mostra Aurore presso la sede operativa di Cultrise in Via Baccina 84, a Roma, resterà aperta e fruibile fino al 25 giugno 2017.

Annotate sul vostro sketchbook questi due imperdibili appuntamenti!

Lucrezia de Fazio – dettaglio, Sketchbook, 2017.


A cura di Giulia Scialla

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Lucrezia De fazio

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Giulia Scialla

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Scrittore

Arti plastiche, Arti grafiche

Mi piace immaginare la filosofia come un esercizio di educazione dello sguardo volto a cogliere aspetti inediti di quanto ci circonda. Ritengo perciò fecondo il dialogo che può innestarsi tra arte e filosofia, in rotta verso un accrescimento della reciproca auto-consapevolezza!

Giulia Scialla

Mi piace immaginare la filosofia come un esercizio di educazione dello sguardo volto a cogliere aspetti inediti di quanto ci circonda. Ritengo perciò fecondo il dialogo che può innestarsi tra arte e filosofia, in rotta verso un accrescimento della reciproca auto-consapevolezza!

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