“Niente più”: note sul videoclip di Beatrice Cassarini

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Sembra non esserci niente di sorprendente nel videoclip realizzato da Beatrice Cassarini per il cantautore Andrea Mastropietro (o meglio, L’Albero), eppure proprio questo mi colpisce. Queste immagini già viste sono più forti che mai! Naturalmente sature, piacevolissime. Le vuoi consumare, rivedere. A causa di questa paradossale sensazione, ho voluto fare quattro chiacchiere con Beatrice.

Fermo immagine del videoclip “Niente più”, diretto da Beatrice Cassarini per il cantautore Andrea Mastropietro (in arte L’Albero).

BC: “L’idea del video è nata perché conoscevo Andrea. Eravamo andati a vedere un concerto a Milano assieme, dei Tame Impala. Aveva da poco iniziato un percorso da solista. Gli ho chiesto se voleva fare un videoclip, mi ha detto ok. L’ispirazione viene da editoriali, mi piace molto la moda, da qui anche la scelta di avere delle ragazze nel video.”

Ogni dettaglio del videoclip richiama un universo iconico molto preciso e che tutti conosciamo. Lo frequentiamo tutti i giorni: sui social network o navigando su internet, ci segue per la strada, ci osserva dall’alto dai cartelloni pubblicitari. Lo spettatore è già alfabetizzato, e questo gli permette di orientarsi piacevolmente all’interno della narrazione, come impugnando una carta stradale ben fatta. Che bello essere guidati, esplorare le immagini con serenità.

Non è certo un progetto per gli avventurieri dell’immagine, quelli cui piace perdere la bussola negli interstizi del frame. Questo video è per chi apprezza che l’immagine rimanga trattenuta in un rettangolo, che tutto sia lì, in una forma geometrica magica. Una forma che selezionando, e quindi escludendo, permette alle immagini di esprimersi con chiarezza, lasciando a volte che ci parlino meglio di chi ci capita di amare – senza spiegazioni, ritrattazioni, silenzi ambigui tra un bacio e un altro bacio.

Beatrice condensa consapevolmente nel suo videoclip idee visive che appartengono al firmamento delle riviste patinate, del pop, del revisionismo vintage, della sensualità ingenua, sportiva, in canottiera. Tutte cose che conosciamo. “Grazie al cielo”, vien da dire. In alcuni brevi momenti, irrompe una sensibilità di strada, nella camera a mano dei dettagli sulle ragazze, che ricorda il più selvaggio cinema americano degli anni ’90. Una grammatica visiva a sua volta educata a linguaggio commerciale, ma non per questo meno significativa.

Le immagini audiovisive hanno sempre permesso che si giocasse con loro in questo modo: non è sempre necessaria l’invenzione. Questo lo sa chi è avvezzo a visioni di genere: un horror, un poliziesco, un thriller, si può abitare, arredare a proprio giusto, rendere proprio (e allora ecco che si manifestano i cult), ma anche semplicemente esporre. Perché il genere è sempre in grado di camminare da solo. Agisce in ogni immagine, che è letta dallo spettatore come un puro effetto del codice: in questo caso la contemporaneità glamour, con le sue tonalità di un pallido confetto.

Questo rispetto del codice scatena un’immediata comunicabilità virale del prodotto audiovisivo, aprendogli tutte le frontiere. Beatrice riprende la sua palestra, il suo campetto, e lo fa diventare il nostro, di tutti. Ma questo solo perché quei luoghi sono filtrati da un immaginario che già tutti mastichiamo quotidianamente. E ci si chiede perché Louis Vuitton se lo sia fatto scappare come location per un servizio della stagione primavera/estate.

Fermo immagine del videoclip “Niente più”, di Beatrice Cassarini.

BC: “Avevo una buona squadra. Le ragazze che hanno partecipato al videoclip erano tutte amiche tra loro e avevano una confidenza tale da poter essere spontanee. Una di loro mi ha dato una mano con i costumi. È un progetto che ho fatto con ragazzi che lavorano a Bologna, eravamo in quattro sul set. È stato tutto girato in una giornata sull’Appennino tosco-emiliano, in provincia di Bologna. I miei posti d’infanzia, quelli che uno conosce di più. La piscina comunale, il campetto da basket, la palestra della mia scuola media, luoghi che conoscevo molto bene.”

Il video può essere un gioco tra amici, e il gioco è divertente quando si conoscono le regole, e si rispettano. Questa bella disciplina è l’abito della lucidità creativa di chi sa esattamente quello che vuole. Beatrice avrà sempre tempo per ferire il proprio sguardo – basta un rasoio, basta una nuvola. Per ora però mi piace così, niente di più.

Articolo a cura di Leo Canali.

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